Principalmente perchè questo blog nasce da un prepotente bisogno di ritrovare una mia semplicità di vita fatta di piccole cose. Ed è proprio da una piccola cosa che riguarda la mia infanzia, dal rifiuto di crescere ma allo stesso tempo dalla smania di migliorare, che è nato il nome un pò strambo di questo blog.
In fondo, tutto nasce alla fine degli anni'80 da una scritta con l'Uniposca su un banco di una scuola elementare della periferia torinese.
C'era scritto: Viva Rui Barros!
Era il mio banco.
Eh sì, quando avevo 10 anni, Rui Barros, piccolo attaccante portoghese di quella Juventus un pò sfigata del dopo Platini, è stato una delle icone di un periodo che ricordo felice.Segni particolari: 1.60 scarsi, fisico tozzetto e capelli ricci e neri. Ruolo? "Attaccante, centrocampista, fate voi". Quando viene presentato alla stampa qualcuno se la ride: "Quello non prenderà un pallone là davanti, te lo dico io!".
Eppure ci vuole poco per far capire a tutti che questo portoghese tutto pepe sa il fatto suo. Tecnico, veloce, sgusciante, capace di contropiedi fulminanti misti ad un controllo di palla da manuale. I tifosi gli affibiano subito un soprannome che si addice al carattere e alla combattività del "piccolo" Barros: la Formica Atomica.
Nella mia fantasia di bambino lo era davvero. Mi immaginavo di vederlo scendere in campo annunciato dalla sigla di Dartanius, "tutto disintegra quando gli girano le lame boomerang!".
Pareva proprio uscito da un cartone animato.
Nella stagione 89-90, grazie anche a Rui Barros, la Juventus conquista il terzo posto in campionato, la coppa Italia e la coppa Uefa. Ricordo le immagini del piccolo portoghese che alza il trofeo al cielo: era più grande di lui... 
Barros lascerà la Juventus dopo soli 2 anni, epurato ingiustamente dal "tragico" avvento di Luca Cordero di Montezemolo ai vertici della società bianconera. Una nomina nata per riportare la Juve ai fasti di Platini, perchè "non pissiamo certo accontentarci di un terzo posto e due coppette!".
I giornali scrissero che la "Formica Atomica" portoghese era stato rivenduto al suo Porto. Per me era semplicemente tornato a Cartoonia per sconfiggere qualche altra minaccia all'umanità, inspiegabilmente più importante del malefico Milan di Baresi.
Anche la mia vita quell'anno ebbe una svolta, e forse, proprio sulla stessa lunghezza d'onda. Quella che ci porta spesso a volere sempre e per forza di più. Lasciai quindi per la prima volta la mia città, iniziando un girovagare confuso che forse non non è mai del tutto terminato.
Per questo e per altri motivi, "Barros e dintorni" è un tributo a quegli anni. A quella semplicità e a quella gioia di vivere che ti fa accontentare di un Rui Barros quando non ti puoi permettere un Maradona.
In fondo, è uno stimolo nel ritrovare quel bambino spensierato che ero, ed un impegno per diventare l'uomo sereno che spero di essere nel prossimo futuro.
Benvenuti in questo mio piccolo microcosmo.
Chiunque voi siate.


























